Cinque temi per il Trentino

1. Autonomia: un modello per l’Italia

2. Europa: un Brennero che unisce

3. Parità: la doppia preferenza di genere

4. Conoscenza: un investimento per il futuro

5. Emigrati: una chance per il Trentino

 

1. Autonomia: un modello per l’Italia

L’Italia dovrebbe dotarsi di un’articolazione regionale ad “autonomia differenziata”: la felice definizione è del professor Fabbrini, ma la prendo volentieri a prestito perché corrisponde anche a una mia profonda convinzione. E cito anche il presidente della regione Emilia Romagna, che alla vigilia dei referendum dell’autunno 2017 così esprimeva il suo pensiero: “In pratica, chiediamo la libertà di gestire alcune funzioni. Parliamo di una autonomia fiscale, in parte, ma soprattutto della libertà di decidere dove investire i soldi” (Repubblica, 21 luglio 2017).

D’altra parte, l’articolo 116 terzo comma della Costituzione consente – e non da oggi – alle Regioni con i conti in ordine di aprire un tavolo di concertazione per vedersi attribuite maggiori competenze nelle materie che riguardano lo sviluppo dinamico di una comunità locale.

Il Trentino, consapevole dell’importanza del “decidere da sé”, ma responsabile nei confronti della situazione nazionale, non può dunque che dar man forte a quelle regioni che dialogano con lo Stato per acquisire maggiori spazi di autogoverno. Perché proteggere (e rilanciare) l’Autonomia non può collimare con il negarla ad altri.

Noi però veniamo da una esperienza di autogoverno ormai pluridecennale. Per questo a noi, assieme agli amici dell’Alto Adige, spetta compiere qualche passo in più.

Un compito a cui abbiamo cercato di rispondere con la Consulta e la Convenzione nel percorso  verso il terzo Statuto di Autonomia. L’orizzonte a cui abbiamo guardato in questi mesi di appassionato lavoro è quello di un’Europa “terra di minoranze”.

Istituita nel gennaio del 2016, la Consulta per lo Statuto ha concluso i suoi lavori nel maggio 2018 dopo 25 incontri. In particolare, ho posto alla discussione della consulta la riflessione su alcuni nodi di fondo.

In primo luogo, l’interrogativo su quali siano e se esistano valori non negoziabili tra Trento e Bolzano (valori per altro contenuti nello statuto).

In secondo luogo, il tema della Regione come spazio strategico condiviso delle due comunità territoriali da declinare su temi di interesse comune e che, dando gambe al significato di essere Regione alpina di confine, possa indicare strumenti idonei per l’esercizio di un ruolo propulsivo nell’ancor possibile processo di integrazione europea.

Altro nodo che ho posto all’attenzione della discussione, il tema di un’Autonomia come laboratorio di sperimentazione e innovazione assidua. L’Autonomia cioè come luogo antesignano di riforme di respiro nazionale, e non solo come terreno di riconoscimento di fondate ragioni storiche e comunitarie. E’ evidente che si pone qui il tema del Trentino-laboratorio che ha caratterizzato parte della nostra storia e che oggi appare quanto mai necessario ribadire e rinnovare.

Ho infine posto la necessità di una forte interlocuzione con lo Stato, chiamato ad esplorare la fattibilità della declinazione del concetto di “regionalismo differenziato” quale criterio premiante le Regioni e a maggior ragione le “Autonomie speciali virtuose”.

 

2. Europa: un Brennero che unisce

Dalla fine degli anni Novanta in poi c’era un’idea di Europa che davamo ormai per scontata: un’Europa che si avviava a diventare unita per davvero, non solo dal punto di vista monetario con l’introduzione dell’Euro, ma anche sotto il profilo sociale. Gli europei avevano voglia di Europa: lo dimostravano il successo di iniziative comuni, era palpabile nei nostri giovani che con il programma Erasmus hammo cominciato a trascorrere lunghi periodi di studio all’estero. Era l’Europa di Schengen, della caduta dei confini dopo quella dei “muri” ideologici, l’Europa della libera circolazione di persone e di merci. Tutto questo c’è ancora, naturalmente: ma i crescenti nazionalismi (sotto la nuova etichetta di “sovranismi”), la dura crisi economica e la complessa questione dell’accoglienza ai migranti hanno dato uno scossone potente a quell’idea di Europa.

Questo ha influenzato notevolmente le iniziative politiche e le azioni legislative dei singoli Stati e delle regioni europee. Mi sono occupata direttamente del tema lavorando alla stesura del disegno di legge n. 27, poi divenuta “Legge Europa”. Analogamente ai parlamenti nazionali, infatti, anche la Regione – e per quanto ci riguarda, la Provincia – tramite il Comitato delle Regioni possono partecipare alla formazione degli atti legislativi europei. Questo avviene attraverso due distinti momenti: nella fase di elaborazione dei progetti legislativi, che permettono alla Commissione di raccogliere il parere di istituzioni nazionali e locali sull’opportunità di una proposta legislativa; e nella fase di applicazione dell’atto normativo.

La legge alla cui stesura ho partecipato, divenuta poi “legge quadro”, ha consentito anzitutto di definire le modalità di partecipazione del livello consiliare al processo legislativo dell’Unione e di rafforzare sui temi europei il rapporto tra Consiglio Provinciale e Giunta. Ha poi consentito di rendere più operativi e più incisivi gli strumenti istituzionali, per esprimere e portare all’attenzione delle istituzioni europee indicazioni, posizioni e richieste specifiche in sede di elaborazione della normativa europea, in particolar modo di quella che incide sulle materie di competenza della Provincia.

Grazie all’approvazione della legge, il Consiglio provinciale si è visto riconoscere il potere di discutere ed approvare, di anno in anno, gli atti di indirizzo relativi al programma legislativo annuale della Commissione Europea, discussione arricchita dal contributo fornito dalle categorie economiche e sociali del territorio.

La legge ha inoltre dato impulso all’irrobustimento del ruolo e delle funzioni dell’Ufficio per i rapporti con l’Unione europea di Bruxelles e alle azioni interregionali di cooperazione territoriale (Gect), ed ha stabilito l’intelaiatura delle modalità per gestire in modo partecipato programmi e progetti europei e l’accesso ai fondi europei.

Il tema dell’Europa, quindi, ha percorso tutta la mia attività consiliare e politica.

Nel febbraio del 2016, alla prima annunciata intenzione dell’Austria di “chiudere” il Brennero per arginare il flusso dei migranti, sono stata l’ideatrice e la promotrice dell’iniziativa “Un Brennero che unisce”, alla quale hanno aderito tutte le sigle sindacali e moltissime associazioni trentine e altoatesine. Alla manifestazione, tenutasi al Passo del Brennero, che ha avuto grande rilevanza anche sulla stampa nazionale, hanno partecipato moltissime persone e l’intera coalizione di governo, sia trentina che altoatesina. L’iniziativa ha contribuito a rafforzare tra le province di Trento e Bolzano l’idea di Europa non come spazio agito a piacimento dagli stati membri ma come “bene comune”, nel quale si condividono valori e prospettive. Tutto questo è servito a ricordare come il Brennero, per la sua storia e per la sua vocazione, deve continuare a essere un “ponte” fra l’Europa centrale e il Mediterraneo. Se fosse chiuso, verrebbe meno l’essenza stessa di Europa.

 

3. Parità: la doppia preferenza di genere

Promuovere la parità di genere e condizioni di parità di accesso alle liste elettorali, attraverso l’introduzione della doppia preferenza di genere, era uno degli obiettivi del programma di governo sottoscritto da tutte le forze del centro sinistra autonomista per la legislatura 2013-2018.

Il Pd si è fatto carico di depositare, allo scopo, un disegno di legge del quale risulto prima firmataria (disegno di legge poi unificato con il testo presentato dal Consigliere Bezzi).

Il dibattito, come sappiamo, si era incagliato in aula per mesi. Ma nel frattempo, fuori dall’Aula, attorno alla legge si è venuto creando un vasto interesse di molte donne e di associazioni femminili da anni impegnate per il raggiungimento del risultato. Purtroppo, dopo reiterati tentativi di sconfiggere l’ostruzionismo, si decise di sospendere la trattazione del disegno di legge. La vicenda sembrava archiviata sine die.

Poi, nel novembre 2017, la svolta: in vista della discussione di una più generale riforma del sistema elettorale per l’elezione del consiglio provinciale e del Presidente della giunta provinciale (un disegno di legge che gli stessi membri della commissione avevano letto evidentemente in modo molto superficiale) il gruppo del Pd, con me prima firmataria, ha depositato 32 emendamenti che di fatto hanno rendevano possibile l’introduzione della doppia preferenza di genere nelle liste elettorali. L’operazione ha avuto tutto il carattere di un vero e proprio “blitz”, cime emerge chiaramente dalle cronache sulla stampa locale di quei giorni: grazie alla condivisione in particolar modo con la consigliera Bottamedi, che per parte sua aveva presentato due emendamenti in tal senso, e con tutte le donne del consiglio, siamo riusciti a cogliere di sorpresa maggioranza e minoranza, portando a casa un risultato che il Pd rincorreva almeno dal 2002. Dal mese di dicembre del 2017 la doppia preferenza di genere è legge. Un bel risultato, insperato, da qualcuno sottolineato come la vera riforma della legislatura.

 

4. Conoscenza: un investimento per il futuro

Una nuova scuola per il Trentino

L’Autonomia è uno sguardo proiettato sul futuro. Uno sguardo che spesso produce buoni esempi anche per il resto del Paese. Una prova di questo è stata la cosiddetta “legge della Buona scuola”, introdotta dal governo Renzi. Un testo che, per impostazione e prospettiva, ha attinto a piene mani alla già vigente legislazione presente a livello provinciale e promossa a suo tempo dall’assessora Marta Dalmaso. Tanto che, a livello normativo, la nostra maggioranza ha dovuto produrre solo una “armonizzazione” fra i due livelli.

Il lavoro di adeguamento alla norma nazionale, che ci ha impegnato per buona parte della Legislatura, ha visto il Partito Democratico costituire al suo interno un nutrito gruppo di lavoro: circa una quarantina di persone, tra docenti, dirigenti scolastici, studenti e genitori, coordinato da Lorenzo Borga. Dopo circa un anno di lavoro, il gruppo ha prodotto un documento denominato “Una nuova scuola per il Trentino: 60 proposte concrete per costruire la nuova scuola trentina”. Nel corso dei lavori sono stati effettuati due incontri aperti (con ottima presenza di pubblico) promossi dal Pd (uno con la presenza della allora Presidente della Commissione cultura e istruzione della Camera dei deputati Flavia Piccoli Nardelli e dell’Assessore Rossi, l’altro con la presenza del già ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer) allo scopo non solo di allargare il dibattito, ma anche di arricchire l’elaborazione del Pd circa le prospettive e il futuro della scuola trentina.

Sua mia proposta, abbiamo applicato una “procedura partecipativa” alla fase di analisi e alla fase emendativa del disegno di legge. Ai lavori della Commissione sono stati perciò invitati i diversi soggetti della scuola (docenti, parti sindacali, studenti e loro rappresentanze) ed una folta delegazione in rappresentanza dei genitori, che così per la prima volta – vale la pena sottolinearlo – sono stati sentiti dalle istituzioni in sede legislativa.

Il Partito democratico, nel processo di riforma, ha tenuto sempre ben presente l’obiettivo finale: fornire ai nostri giovani le chiavi più adatte per accedere ad una vita che non fa sconti.  E lo ha fatto con l’impegno di costruire una parola alla volta, nella massima sintesi possibile tra le posizioni. Un compito, questo, che a ben vedere apparterrebbe sempre alla politica.

Una forte attenzione è stata posta all’ “autonomia scolastica”, all’introduzione della cosiddetta  alternanza scuola lavoro, alla formazione professionale e all’annosa questione delle stabilizzazioni. A proposito di quest’ultimo punto, va detto che in questa legislatura si è dato vita ad un ampio numero di stabilizzazioni di personale docente – una cosa che da anni il mondo della scuola attendeva, e  che, chi crede nel principio di continuità didattica, auspicava.

La cultura come fattore di sviluppo locale

Per sensibilità personale, percorsi professionali ed esperienze amministrative, la cultura è sempre stata al centro della mia attività politica e legislativa.

A partire dalla introduzione delle “prime domeniche gratis al museo” (mutuando ciò che di fatto era già esistente al livello nazionale e che la provincia sembrava non vedere) fino ad arrivare alla stesura di alcuni disegni di legge (poi divenuti legge) che aprissero, anche in Trentino, una finestra su una concezione di cultura, non solo come strumento di crescita umana e civile ma anche come elemento forte dell’economia.

Tale concezione si rintraccia nella legge a sostegno dell’editoria locale, quale forma di piccola imprenditoria, promossa allo scopo di tutelare  il “mestiere” di pubblicare, che, se lasciato alla sola autoregolamentazione del mercato, sarebbe appannaggio dei solo grandi editori a detrimento della specialità e delle specificità dei “temi locali” o degli “autori locali”.

Sostenere la valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, la promozione e l’organizzazione di attività culturali, è l’obiettivo di una legge che ho proposto e che l’Aula ha approvato. Un testo che consente di agire sulla leva fiscale per favorire le erogazioni liberali di privati ed aziende che intendono contribuire al finanziamento di progetti culturali o paesaggistici di interesse provinciale. Si prevede infatti una detrazione dall’addizionale irpef per i finanziamenti effettuati dai singoli cittadini, o dall’Irap se effettuati da operatori economici.

Da ultimo è divenuta parte integrante della norma sulle politiche giovanili il mio disegno di legge con il quale si prevede di potenziare le occasioni di lavoro per i giovani trentini in progetti di promozione territoriale. Lo scopo della nuova legge è duplice: incentivare la conoscenza del territorio da parte dei giovani, e rendere fruibile ai cittadini e ai turisti il vasto patrimonio architettonico e artistico.

Mi sono inoltre adoperata per favorire il riuso di strutture pubbliche ai fini culturali.

Massimo impegno infine ho dedicato al processo di revisione della legge sulla cultura promosso dall’Assessore Mellarini, cercando in particolare di introdurre il confronto e la condivisione  con gli attori del mondo della cultura locale.

Di qui la mia decisione di aprire le audizioni in commissione a più di  cinquanta protagonisti del mondo culturale: dai soggetti istituzionali (musei, federazioni di cori e bande, teatri) alle realtà culturali più piccole, ma certo non marginali. Personalmente ritengo che questo fosse l’unico modo per dar vita ad una legge utile, innovativa e per lo più condivisa.

Dentro la legge vive anche, finalmente, una concezione della cultura e una pratica della cultura come fattore di sviluppo locale, come linguaggio interagente con altri settori (turismo ed economia) come luogo che crea e dà lavoro come fattore di promozione dello sviluppo. Vivono anche il concetto per la razionalizzazione delle reti dello spettacolo, delle biblioteche, concetti di valutazione dei progetti culturali, ed innovazione dei “servizi” provinciali dedicati alla cultura.

Ma il tema sul quale più si è discusso, fino ad arrivare alle mie dimissioni (poi rientrate) da Presidente della V Commissione, è stato il tema dei musei e della loro governance, in coerenza con quanto stabilito dalle linee di indirizzo in tema di politiche culturali della quindicesima legislatura. Il disegno di legge prevedeva l’istituzione del consiglio di amministrazione unico dei musei provinciali. Malgrado il fallimento dell’ipotesi, rimango fortemente convinta che tale strumento avrebbe potuto garantire un miglior posizionamento del sistema museale trentino nell’area della competizione internazionale, realizzando economie di scala, conseguendo maggiori livelli di efficienza nell’uso delle risorse e costituendo una più efficace massa critica sul piano della competizione   della proposta museale nazionale ed internazionale.

 

5. Emigrati: una chance per il Trentino

L’emigrazione trentina: da “problema” a risorsa per il futuro. Una mia profonda convinzione che si è rafforzata in questi anni – a partire dal 2015 – nel corso del mio impegno di “consultore”, quale membro di maggioranza del Consiglio Provinciale, in rappresentanza dei Trentini all’estero. Un lavoro che mi ha permesso di toccare con mano la complessa realtà dell’emigrazione trentina, dalle origini ai suoi attuali sviluppi. L’attività si è  concentrata in particolare sullo sviluppo di tre linee di indirizzo.

In primo luogo, il mantenimento del legame tra la Provincia Autonoma di Trento, le sue istituzioni, e gli emigrati trentini. Una relazione già stretta e affettuosa, che noi abbiamo declinato in visite istituzionali permeate dalla conoscenza dello sviluppo della storia singola e collettiva dei nostri emigrati, resa storia di comunità, grazie alla intensa attività svolta dai “circoli” presenti nei diversi continenti.

Seconda linea di indirizzo, la presentazione del Trentino – del suo brand, delle sue particolari attrattività in termini di terra nella quale “è conveniente” investire” quale terra di robusta qualità ambientale e a forte attrazione turistica – presso le  Istituzioni governative, le Ambasciate, le Camere di Commercio dei Paesi visitati.

Ci siamo poi impegnati nell’esplorazione della possibilità di sviluppo e di potenziamento di rapporti tra le realtà economiche trentine e i “mercati” ove operano i nostri emigrati. In questo senso il nostro lavoro si è concentrato nell’incoraggiare i circoli trentini nel mondo a divenire “promoter” delle aziende trentine nel loro paese. Un’esperienza forte e significativa in questo senso si è sviluppata in particolare in Brasile.

Infine vorrei ricordare i lavori della Conferenza dei Consultori, della quale sono membro effettivo, che si è svolta a Buenos Aires nel settembre 2017. In quell’occasione la Conferenza si è impegnata ad analizzare e ad aggiornare i temi legati all’emigrazione odierna, affrontando in particolare il tema dell’”emigrazione giovanile”.

La conferenza ha prodotto un documento articolato contenente numerose proposte ed azioni allo scopo di valorizzare i giovani talenti trentini affermatisi nel mondo, le loro esperienze e competenze. Un obiettivo che può rafforzare il posizionamento e lo sviluppo economico e sociale del Trentino in campo nazionale e internazionale, e offrire occasioni organizzate di relazione e collegamento strutturato con la comunità di provenienza.

Si sono individuate inoltre azioni ad hoc per la costituzione della banca dati integrata dei giovani trentini che stanno facendo esperienze all’estero, azioni per favorire il rientro dei talenti in Trentino, e altre iniziative per favorire l’iscrizione all’AIRE dei giovani che si spostano all’estero.